United Statalism of America

La “mentalità della tata” che ha contagiato l’Amministrazione Bush di fronte alla crisi economica farebbe inorridire Barry Goldwater, l’appassionato senatore dell’Arizona che perse le elezioni presidenziali nel 1964 contro Lyndon Johnson. Leggi Obama ha un’idea per l’economia, McCain è in crisi strategica
15 OTT 08
Ultimo aggiornamento: 19:48 | 7 AGO 20
Immagine di United Statalism of America
La “mentalità della tata” che ha contagiato l’Amministrazione Bush di fronte alla crisi economica farebbe inorridire Barry Goldwater, l’appassionato senatore dell’Arizona che perse le elezioni presidenziali nel 1964 contro Lyndon Johnson. Suo figlio, Barry jr, dice al Foglio che lui era convinto che “il genio del sistema americano avrebbe concesso ai cittadini la massima libertà di realizzarsi”. Sogno americano, unito a imprenditorialismo e individualismo, con lo stato rigorosamente fuori dall’economia. In “Pure Goldwater”, Barry jr e l’ex consigliere di Nixon, John W. Dean, ricostruiscono il conservatorismo dell’ex senatore scomparso nel 1998, basandosi sui suoi scritti mai pubblicati. La destra americana è a caccia di voti e anima, non necessariamente in quest’ordine, visto che, secondo un sondaggio Pew Survey, soltanto un terzo degli americani oggi si definisce “conservatore”.
C’è nostalgia per gli eroi del passato, da Ronald Reagan a William F. Buckley allo stesso Goldwater, autore de “La coscienza di un conservatore”. “Mio padre voleva meno governo, meno tasse e una difesa forte come miglior offesa – spiega Barry jr – Per questo avrebbe da ridire su alcune scelte di politica estera del presidente Bush. Ma soprattutto sarebbe deluso dal fatto che Bush abbia permesso al budget federale di esplodere. E ovviamente sarebbe furioso per il piano di bailout da 700 miliardi di dollari”. Goldwater jr, che nello scorso gennaio decise di far campagna in New Hampshire per il libertario Ron Paul, è categoricamente contrario all’intervento pubblico: “I cicli finanziari – dice – creano prosperità e recessione se si permette loro di funzionare naturalmente. Ma se il governo s’intromette, si generano problemi assolutamente inutili. Non siamo una nazione socialista, dobbiamo mettere fine alla ‘mentalità della tata’”.
Quando nel 1986 Goldwater lasciò il seggio di senatore dell’Arizona, a prendere il suo posto fu John McCain, l’attuale candidato del Gop alla Casa Bianca, il maverik impulsivo che non convince del tutto neppure i suoi. “All’inizio mio padre sosteneva John perché era molto amico del padre, l’ammiraglio McCain, ma poi cominciò a disapprovarlo perché sfruttava la sua reputazione nel proprio interesse, e non per lo stato o per i conservatori. Sentiva che era venuto in Arizona con la calcolata ambizione di candidarsi al Congresso”. Se c’è qualche perplessità su McCain, per la sua vice proveniente dall’Alaska sarebbe amore a prima vista. “Sarah Palin lo incanterebbe per la sua capacità di comunicare e il suo spirito pionieristico. Non è qualificata? Essere qualificati non è un requisito fondamentale per essere vicepresidenti o presidenti. Se questo fosse lo standard, metà del Congresso non starebbe a Washington”. Eppure su certi temi, anche Palin è molto diversa da Goldwater, il quale pensava che lo stato non dovesse intromettersi neppure nella vita privata degli americani, in questioni come l’aborto o i diritti degli omosessuali. Diceva con un intraducibile gioco di parole (“straight” vuol dire dritto e anche eterosessuale): “Per combattere e morire per il proprio paese non è necessario essere ‘straight’, è sufficiente saper sparare ‘straight’”.